Amy

Ci aveva avvertito e nelle sue canzoni lo ricordava a se stessa come una sorta di monito: non ci si poteva fidare di lei e delle sue abitudini viziose.Le brave ragazze che giocano con il fuoco finiscono sempre per bruciarsi perché vogliono bruciarsi in una logorante sfida alla vita che non conosce vinti e vincitori, ma solo rimpianto.

MI PIACE A BOTTA LA PAGINA FACEBOOK DI CIAKMOVIE.COM!!!

Cantava “You know I’m no good” con sguardo languido, perso in chissà quale ricordo e una classe ereditata dai grandi maestri del jazz americano vecchia scuola che il padre le faceva ascoltare da bambina quando lo accompagnava sul suo taxi.

Amy era sola. Nella gloria e nella dipendenza, sul palco e sull’altare di un amore tormentato, sola nella vita così come nella morte.

È questa la causa del decesso che non emerge dagli esiti di autopsia e test tossicologici. Le versioni di parenti, medici e media si sovrappongono nel patetico tentativo di non risultare contraddittori: il dottore che l’aveva in cura dichiara che Amy era in perfetta salute il giorno in cui è trapassata, tossicodipendenza a parte.. dettagli direi!!Poi ci sono le versioni thriller delle testate giornalistiche che allertano “dagli esami tossicologici non è stata rilevata una quantità di alcool e droghe sufficienti a cagionare il  decesso, quindi è ancora tutto avvolto nel mistero che verrà forse risolto dalle indagini giudiziarie aperte sul caso”; i famigliari ribadiscono che fosse sulla via della disintossicazione e che proprio la repentina astinenza dagli alcoolici avrebbe stroncato il debole fisico della cantante (quindi adesso si muore di riabilitazione, non più di cirrosi epatica??); poi sbuca fuori il pusher di Camden Town che in un’ intervista su People rivela di averle venduto 1200 sterline di crack la sera prima.. Ma basta!

Amy era morta dentro già da qualche tempo. E nonostante l’evidenza del problema, nessuno le ha risparmiato i fischi sul palco della sua ultima esibizione a Belgrado e i servizi fotografici che la ritraggono sfigurata dalle notti brave, riversa sulle scale davanti al portone di casa.

A differenza dei bifolchi che scrivono commenti dissacranti su youtube in merito alle ultime performance, non le punterò il dito contro come se si fosse meritata la fine miserabile in cui è incappata, nessuno dovrebbe. Non siamo giudici delle scelte e delle vite altrui per quanto siano manifestamente degradanti, ma prima ancora la droga non è una scusa che giustifichi una così grave mancanza di rispetto nei confronti di un dono che non era solo suo, ma che noi tutti avremmo dovuto gelosamente custodire.

Il 23 luglio scorso, Amy se n’è andata con un pezzo di storia che attendeva di diventare un tassello importante del mondo della musica e delle vite delle persone che la amavano. Tre album (di cui uno postumo) non le rendono giustizia, quantitativamente parlando. Ci ha lasciato con il fiato sospeso e in attesa di qualcosa che non arriverà. Se n’è andata prima del tempo, quel tempo che non le è stato concesso per una maledizione che lei stessa cercava, assecondando la parte peggiore di sé.. quel tempo che l’avrebbe vista crescere come artista e come donna dandole la possibilità di rialzarsi per riscattare ogni capitombolo ubriaco in cui è inciampata.

Our day will come” è il secondo singolo recentemente estratto dall’album postumo “Lioness: hidden treasures”, una versione raggae di un classico doo-wop anni 60. Sinceramente riconosco il suo gusto nella scelta di un pezzo che ancora una volta narra le pene di un amore sofferto e nello stile raggae / ska-ish che con grande classe ha avuto il merito di riportare in voga (anche grazie al magico tocco del produttore Mark Ronson) ma non riconosco la voce. Questa è una leonessa addolcita, ormai stanca, che non trova più la forza di proporre una Amy nuova come quella che ci ha stravolto ai tempi di Rehab.

Di 12 tracce 3 sono demo originali di canzoni contenute negli album del 2003 e 2006 (best friends, right?, tears dry, wake up alone), e 5 sono cover di classici reinterpretati nel suo stile jazz, rithm ‘n blues (our day will come, valerie, the girl from ipanema, body and soul –featuring Tony Bennet-, a song for you).

Neanche nei 4 pezzi originali si ritrovano il genio e il tormento che nei live le inumidivano gli occhi quando cantava “Love is a losing game” e “Tears dry on their own”.. ma è proprio così che merita di essere  ricordata, con le lacrime che le scendono sotto l’ombretto pesante e la capacità di emozionare emozionandosi, una magia che solo i veri artisti regalano.

L’amico e produttore Mark Ronson dandole l’ultimo saluto si consola pensando a come tutto il lavoro messo insieme dalla cantante ispirerà e accompagnerà le generazioni future.. un messaggio bello e pieno di speranza, ma.. no, il suo giorno non era ancora arrivato.

MI PIACE A BOTTA !!!


Browneyes86

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Attualità, CiakMusic, Curiosità e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...