La magia nera (III parte: SHIRLEY E LE OMBRE DEL PASSATO)

La signora Sturack??..No, è quella stronza della zingara maledetta, comparsa recentemente in un film di Sam Raimi. Sapete dirmi come si chiama??..

Shirley torna a casa e si chiude in camera sua, è incazzata come una biscia per via di quella stronza di Lady Ofelia, che in qualche modo

chissà come- aveva intuito qualcosa della sue intenzioni nefaste.

Ma cosa aveva realmente in testa Shirley??..

Forse avrebbe dovuto chiamare Hilary, la sua amica degli States, quella con cui -per la prima volta- aveva partecipato a un rituale Wicca nel vero senso della parola.

Ma anche quella con cui aveva fatto la sua prima seduta spiritica (la prima che fosse riuscità, perchè il più delle volte non veniva niente, nè con monetina nè con registratore a minicassette magnetiche).

La prima con cui avesse vissuto la sua prima storia un po’ lesbo.

Per fare una seduta spiritica ci vogliono tavoli tondi a tre gambe, ricordatevelo, e non fate stronzate, mi raccomando

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Lei -pensava Shirley- avrebbe potuto consigliarla, tra l’altro già poche sere fa si erano sentite e lei le aveva riferito che sarebbe venuta presto in Italia perchè Marc, il suo ragazzo (che prima era stato -per breve tempo- il suo -di Hilary- migliore amico e che tra l’altro anche Shirley si era slinguazzata un paio di volte) doveva trasferirsi per qualche tempo in Italia per motivi di studio, chè Marc aveva dei parenti (nel bolognese) e aveva scelto l’italiano come lingua all’Università di Boston -che frequentava- proprio perchè sapeva che così avrebbe potuto fare un salto a trovare i suoi zii che non vedeva da quando aveva 12 anni (ora ne aveva 19).

Lady Ofelia??..E che ne so, forse è lei, o forse no. L'importante è che sia una cartomante strafica!!

Shirley aveva bisogno di parlare con Hilary, perchè doveva sfogarsi con qualcuno, con qualcuno che la dissuadesse dal fare delle stronzate (ed era esattamente quello che Shirley stava per fare: delle stronzate, appunto), ma anche di qualcuno che la consolasse, di un’amica vera con cui sfogarsi (e magari a cui dare anche un po’ di lingua, quando Marc non si fosse trovato nei paraggi).

Prende il notebook e lo accende, vuole vedere se per caso c’è Hilary su Skype, ma niente da fare, almeno per il momento.

Ora Shirley, un po’ sconvolta, pensava che magari sarebbe stato meglio se la sua famiglia fosse rimasta negli States, forse sarebbe stata più felice, ora, se anche lei avesse frequentato il liceo, e poi il college, a Boston, proprio come Marc, che comunque aveva qualche anno in più rispetto a lei e Hilary.

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Tutti vorremmo avere un maestro come lui, anche Shirley McDowall!

Quando fosse venuto il momento-e avesse smesso di dare la lingua alle donne- si sarebbe trovata un ragazzo e si sarebbe trasferita insieme a lui in Canada, oppure in  California, meglio ancora, in Florida, e lì la sua vita si sarebbe finalmente sistemata, e sarebbe stata felice.

Ma c’era qualcosa, dentro a Shirley, qualcosa che non riusciva a spiegarsi e che pure continuava a tormentarla.

Sentiva che, dopo che Steve l’aveva mollata sola come un cane -e per giunta con una gravidanza- avrebbe voluto rifarsi, vendicarsi.

Ma non contro di lui, lui ormai era acqua passata, era lontano, e a lui ormai non pensava più.

No, sentiva che -più in generale- era il genere maschile tutto che doveva pagargliela, per la sua leggerezza, per il suo essere così stronzo.

Forse era per questo che si era presa una cotta per un tipo tutto carino e gentile e perbene come Nicola.

Sentiva che -con buona probabilità- lui era diverso dagli altri, e questa cosa la portava a fidarsi, ma ecco che -per uno strano scherzo del destino- Shirley era ormai diventata abilissima a schivare le avance di tutti i tipi fichi e machi, e glissava sui loro approcci con relativa tranquillità e disinvoltura, era bravissima a illuderli (financo a farli innamorare) per poi mandarli affancùlo.

Carina, eh??..Quanti di voi le darebbero la lingua??..Rispondete sinceramente

Era una cosa che la divertiva. A volte aveva addirittura ecceduto in questa pratica deleteria, e si era lasciata andare a comportamenti che in passato le avevano procurato la nomea di “puttanella” e che i più stigmatizzavano, ma a lei non importava, anzi, le piaceva.

Specie dopo il suo aborto aveva pensato che nella vita ci sono situazioni ben peggiori da affrontare, ben più gravi dell’essere considerata una zoccoletta, cosa che peraltro sembrava intrigare i maschietti, che le stavano appiccicati e non si staccavano praticamente mai da lei.

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Ma lei non ne voleva più sapere di storie serie.

Non ne avrebbe volute mai più.

Avrebbe sempre usato il preservativo e per il resto si sarebbe sempre e solo divertita, ma avrebbe scelto accuratamente le sue vittime, si sarebbe assicurata (e lo aveva sempre fatto) che loro non si attaccassero troppo a lei, che non le stessero troppo col fiato sul collo, e se lo facevano venivano liquidati con la velocità di uno starnuto.

Shirley era giovane, molto giovane, ma ne aveva già passate, e la gravidanza era una cosa che aveva affrontato in solitudine.

Suo padre con la faccia da D’Alema non poteva venire a sapere una cosa di questo tipo, quando Shirley aveva solo 14 anni per giunta, e sua madre probabilmente sarebbe morta oppure impazzita, o comunque chissà quale casino avrebbe fatto, avrebbe forse perfino cercato di convincerla a tenere il bambino, chiesaiola com’era, e per Shirley era comunque una cosa impensabile.

Anche Ariel si è rivolta alla magia nera, da quella fattucchiera della Strega del Mare con la faccia da Vanna Marchi.

A portare avanti la gravidanza a dire il vero ci aveva pensato, eccome, così come a scappare di casa per non affrontare il pubblico ludibrio.

Ma non aveva nessuno con cui scappare, Steve se ne strasbatteva le palle, ed era sparito appena aveva saputo della gravidanza di Shirley, e quindi lei era completamente sola ad affrontare questo casino, troppo grande per un’adulta, figurarsi per una 14enne.

L’unica, l’unica che le era stata vicino in quella circostanza fu Hilary, e lei questo non se l’era mai dimenticato.

Anche Marc, l’attuale ragazzo di Hilary, le era stato vicino, se l’era scopato anche un paio di volte (col preservativo, però), questo ben prima che lui finisse insieme a Hilary.

Lei poi abitava già in Italia, e la gravidanza era arrivata durante le vacanze estive, quando Shirley se ne andava per tutta l’estate a Cincinnati.

E questo rendeva tutto abbastanza complicato, più ancora di quanto sarebbe stato in condizioni normali.

Hilary avrebbe forse potuto aiutarla anche adesso, adesso che per la prima volta (dopo tutto il casino che era successo con Steve) per la prima volta si era lasciata andare, non fisicamente, ma emotivamente.

Una scopata (e anche più d’una) se la concedeva di tanto in tanto, non era certo un problema questo, per una ragazza carina come lei, e non lo sarebbe stato nemmeno se lei fosse stata un emerito cesso, figurarsi, con tutti quei coglioni allupati che non vedevano l’ora di metterle le mani addosso e di “pucciare il biscottino”, mi si scusi l’espressione “coglioni allupati”.

A parte Hilary, che comunque prima di qualche settimana non sarebbe venuta in Italia, l’unica altra vera amica che Shirley aveva non era la Giuly, non la Francy (ovviamente, e lo stava dimostrando ampiamente, almeno secondo Shirley), e nemmeno quella ritardata dell’Anna, ma una tipa con cui Shirley era anche stata per un breve periodo e che si chiamava Ecuba.

Regolamento di conti fra Stregoni incazzati neri

Ecuba era una lesbica dell’ultim’ora, ma di quelle dominanti, e in più era strafattissima, e si calava proprio qualunque cosa.

Per lei non era un problema girare con qualsiasi tipo di spaccini strafatti, era sempre felice e sembrava non le fregasse un cazzo di nulla.

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Era molto bella, ma era anche stranissima.

Conosceva le arti marziali, aveva due occhi azzurri stupefacenti, e non le fregava davvero un cazzo di nessuno.

Quando stava con qualcuno lo umiliava, e lo dominava, fisicamente proprio.

Questo per le donne in genere non era un problema, ma per gli uomini lo era, eccome.

Lei non si lasciava fare mai niente, ed era sempre lei ad agire, in prima persona.

Gli uomini la concupivano, la volevano, lei lasciava loro pensare che ci stava, e poi li sovrastava, per divertimento, e alla fine (perlopiù) neanche gliela dava.

Shirley non aveva mai capito se fosse mai stata -in precedenza- innamorata di qualche uomo, oppure se le sue prime storie importanti fossero state con donne.

Ecuba non si esprimeva molto, al riguardo, era strana, e non era per niente facile leggerle dentro.

Parlava di cose che per la maggior parte delle persone erano assolutamente incomprensibili, e lo faceva con gran naturalezza.

Sembrava sorridere alla vita, e forse solo alcuni uomini potevano dire di conoscere per davvero il suo lato nascosto, e terribile, che con tutti gli altri -e con le donne- non si esprimeva mai compiutamente, ma, semplicemente, si intuiva, e un po’ faceva anche rabbrividire.

Shirley quando si mette in tiro è davvero irresistibile

Era Ecuba che aveva insegnato a Shirley a non avere paura degli uomini, anzi, a prendersi gioco di loro, dopo tutti i casini che le erano capitati per colpa loro.

Ma per lei era facile, perchè lei riusciva davvero a sovrastarli fisicamente.

Lo faceva in virtù un po’ del suo fisico straordinario (bellissima, molto femminile, ma al contempo alta, forte, e robusta, ma non sgraziata, e non robusta nel senso di grassa, robusta nel senso che aveva proprio un fisico da atleta).

E la conoscenza delle arti marziali la rendeva capace di misurarsi con chiunque.

Shirley una volta l’aveva vista compiere un’impresa davvero unica, e proprio adesso -mentre se ne stava seduta in camera sua aspettando che Hilary si rendesse reperibile su Skype- pensava a quello che era successo non più di un anno fa, una sera che erano uscite per andare in un locale per metallari e darkettoni in centro a Torino.

In quell’occasione Shirley vide qualcosa che non avrebbe più scordato, e che le sarebbe rimasto come un marchio, impresso nella memoria indelebilmente.

Erano in questo locale un po’ strambo, di darkettoni (come Shirley) e metallari, ed Ecuba si stava bevendo una birra.

Ricordo ancora com’era vestita -pensava Shirley ricordando quella serata-, era vestita come la maggior parte delle volte.

E questo chi cazzo è??..Un ex di Shirley??..Leggete, miei cari, e (forse) lo scoprirete

Jeans un po’ a zampa d’elefante (ma poco), maglietta attillata senza reggiseno, le braccia e i seni in evidenza (era davvero bellissima).

Lo sguardo languido, ma non di un languido lascivo, di un languido un po’ ubriaco, ma che la sa veramente lunga, e con un guizzo negli occhi, un guizzo di estrema consapevolezza, di chi assolutamente non si lascia sorprendere, da nessuno, nemmeno dalla vita.

Il modo che aveva però di tenere la bottiglia di Corona (o di Ceres, Shirley ora non se lo ricordava esattamente) era da uomo, ma non ne diminuiva la femminilità, anzi, la esaltava.

Stava mezzo appoggiata al bancone del bar, e parlava, e sorrideva, e sembrava proprio tranquilla, ma la cosa incredibile era quanto fosse naturale e al contempo così difficile da sorprendere.

E questa, per davvero, era una cosa che ti sorprendeva, che sorprendeva chiunque la conoscesse un minimo.

Chi non la conosceva vedeva solo una bella, bellissima ragazza che sembrava ci stesse.

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Ci avrebbe pensato poi lei, a sorprendere quel qualcuno, dopo, specialmente (anzi quasi esclusivamente) se quel qualcuno fosse stato un mediocre rappresentante del tanto -da lei- vituperato genere maschile.

E più questo “uomo” avesse avuto la faccia da duro e la posa plastica e impostata dello sciupafemmine, più questo qualcuno sarebbe rimasto sorpreso, financo avvilito da quello che a prima occhiata sembrava solo un incontro facile, destinato a correre su binari ben definiti.

Il fatto è che (pensava Shirley mentre se ne stava con la testa affondata nel cuscino) Ecuba poteva bere qualunque cosa.

Sempre Shirley: gran pezzo di maga, eh??..

L’aveva vista buttar giù con noncuranza qualsiasi tipo di superalcolico, l’aveva vista nelle condizioni più disastrose, eppure mai perdere completamente il controllo di se stessa.

Di controllo gliene rimaneva sempre quel tanto che bastava per farti passare una serata come non ne avresti viste altre in nessun’altra circostanza (a meno che non ti fossi trovato ad uscire ancora con lei, ovvio).

Però rispettava le persone con del cervello, sicure e dai saldi principi (quelli cioè che non ci avrebbero provato con lei, o almeno non nei modi che lei disprezzava); soprattutto rispettava i pazzi e gli originali, i creativi -quelli la affascinavano, e con loro si lasciava andare, ma sempre e solo quel tanto che li avrebbe illusi, ma mai fino al punto che loro avrebbero voluto .

Lei si fermava sempre prima, o almeno questo era quello che lei sapeva di Ecuba, dai suoi racconti e anche da quelli di alcuni tipi che le riferirono, in più occasioni, dei loro tentativi di approccio con la sua amica.

Dio sa se le era mai capitato di innamorarsi di un uomo, e di rimanerne seriamente ferita, questo Shirley non lo sapeva (poteva solo immaginarlo), e di questo Ecuba non aveva mai parlato apertamente con lei, se non per blandi riferimenti indiretti e trasversali, che riconducevano un po’ tutti al medesimo concetto, sempre implicito, anch’esso, e che poteva così essere sintetizzato: gli uomini, questi allupati, esseri inferiori da punire, e sovrastare, financo fisicamente.

Questo è uno degli Spiriti Guida di Shirley: Alalazel (lei deve ancora conoscerlo, però)

Ebbene, per farvi capire com’era questa Ecuba, e quale influsso ebbe sulla vita di Shirley, sentite quello che successe circa un anno fa, quella sera dentro al locale per darkettoni e metallari, e sentitelo dalla viva voce di Shirley, che adesso pensava, e riviveva quella serata, in prima persona.

Eravamo entrate intorno alle undici di sera, non era tardi, ed Ecuba era vestita nel suo solito modo (come detto prima).

La sua bellezza era veramente particolare, e attraeva in modo davvero insolito gli uomini.

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Io un po’ la invidiavo, perchè era veramente intrigante, e intrigava gli uomini in modo molto particolare, come se intuissero quanto fosse difficile poterla avere, e questo -sia pure inconsciamente- li esaltava in modo non comune, anzi, del tutto fuori dall’ordinario.

Forse anche per la dolcezza dei lineamenti del viso, e per il fisico stupendo, ma anche forte. Aveva braccia bellissime, molto erotiche (piacevano anche a me).

Era un po’ una contraddizione in termini, la vecchia Ecuba (pensava Shirley).

Ed ora (sarà stata la mezza, era appena un’ora che eravamo dentro al locale, ma ci eravamo già scolate qualsiasi cosa, soprattutto Ecuba, che non sapeva proprio tenersi, ci era andata giù parecchio pesante) lei era lì.

Era lì, con quel suo sorriso e quegli occhi languidi, resi ancor più illanguiditi dai fumi dell’alcol, che erano davvero come colla per topi per gli uomini, e gli uomini erano per lei -appunto- delle grosse e schifose, e sporche pantegane/maschio da scacciare.

Il Manuale del Guerriero della Luce di Shirley: è simile al Libro delle Ombre, ma non è uguale: chi sa dirmi le differenze??..

A un certo punto le si avvicina un tipo, un bel fusto, con la faccia da duro e la maglietta attillata, evidentemente un ritardato, si capiva da come camminava, e da tutto il resto insomma, lo capivi a vista d’occhio che era un coglione, un uomo medio mediamente ignorante e sgrammaticato (cioè analfabeta come la maggior parte degli uomini) e che pensava solo a lampadarsi e a far palestra.

Palesemente ubriaco anche lui, come se già tutto il resto non fosse sufficiente.

Lei lo guarda, per un secondo, e sorride (faceva sempre così, ma il bello è che non era affatto ipocrisia, lei era realmente così, non fingeva, non sapeva fingere, ed era proprio questa una delle cose che la rendevano così straordinaria).

Lui ovviamente pensa che sia fatta (“Stasera si scopa”, deve aver pensato quel cretino), e così le si fa ancora più vicino (prima era a un 3-4 metri che la fissava, e di tanto in tanto bisbigliava qualcosa all’orecchio dei suoi amici, dei minorati pure loro), e nemmeno si presenta, le dice: “Ciao bbèllaa..” sbiascicando il tutto come un vero ubriacone, i modi resi ancor più rudi e disprezzabili di quanto sarebbero stati se anche non avesse bevuto un emerito goccio di niente.

La Terza Parte si conclude qui, ma non perdetevi la Quarta parte del racconto, in onda prossimamente (più o meno una volta a settimana, ma anche un po’ più spesso) sulle pagine di ciakmovie.com!!!!

Scommetto che non vedete l’ora di sapere come va a finire, vero??..

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Ciao a tutti, e tenete sempre bene a mente (mentre aspettate ansiosi la IV parte del racconto breve e anche -magari- qualche post inerente al mondo del cinema, che:

MondoCinema è la finestra sul mondo del cinema

MondoCinema è solo su ciakmovie.com


superbravo80

Altro Spirito Guida di Shirley: chi sa dirmi come si chiama questo??..

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2 risposte a La magia nera (III parte: SHIRLEY E LE OMBRE DEL PASSATO)

  1. Saille ha detto:

    ragazzo cosa aspetti a scrivere la quarta parte? se tu non scrivi io non posso commentare ogni frase con i miei amici. e i miei amici adorano i miei commenti, il che li porta ad amare indirettamente anche te.

    smettila di piangerti addosso perchè fai sto blog da solo. pubblichi meno di un post a settimana, quindi non mi pare sia una gran fatica… quando da ragazzina tenevo un blog ci scrivevo quasi ogni giorno, i bambocci d’oggi non hanno proprio voglia di fare niente… -.-”

    • superbravo80 ha detto:

      C’ hai ragione, in realtà sto scrivendo, devo solo rivedere alcuni dettagli.
      Presto, prestissimo (già nei prossimi giorni, o addirittura domani) la MITICA IV PARTE DEL RACCONTO DI SHIRLEY.
      State tuned sulle pagine di ciakmovie.com!!!!
      Grazie mille dell’incoraggiamento.
      CIAKMOVIE NON MORIRA’, STATENE CERTI, RAGA!!!
      Shirley sta sgommando dietro l’angolo..
      (A proposito, se vuoi collaborare con noi di ciakmovie -cioè con me- contattaci -cioè contattami- pure. Ciao!!!)

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