Hereafter, l’ultima fatica dello zio Clint

Franckie e George McLaren, nel film Marcus e Jason

Poche sere fa prendo e me ne vado al cinema a vedere Hereafter. L’idea dello zio Clint e di Matt Damon di nuovo insieme a dire il vero non mi entusiasma gran che, dopo il non proprio soddisfacente Invictus che (se anche non era così male) di certo non poteva reggere i picchi di eccellenza a cui Clint ci aveva abituato con i più recenti Gran Torino e Changeling, e con i meno recenti (ma pur sempre di grande impatto) Million Dollar Baby (notevole) e Mystic River (un piccolo gioiello).

Fatto sta che la tematica mi intriga, la media dei voti di critica e pubblico di mymovies mi convince, e così propongo al fratello (gemello, tra l’altro) di fare una capatina al cinema dopo cena. Ancora non sapevo nulla di come si sarebbe sviluppata la storia: quando vado al cinema meno cose so a proposito della trama del film e meglio è.

Inutile dire che dopo non più di 5 minuti dall’inizio del film sono già catturato dal lento (ma efficace, e inesorabile) dipanarsi di una trama che (ancora non lo sapevo) mi avrebbe tenuto incollato alla poltrona fino agli ultimi secondi dell’ultima scena.

Ma se anche è vero che i primi 5/10 minuti di pellicola sono forse tra i più intensi e pregnanti a livello di “impatto visivo”, è vero anche che nel film sono solo un paio i momenti apocalittici infarciti di effetti speciali (peraltro degni di un James Cameron o di un Peter Jackson); quello dello tsunami e quello della metropolitana di Londra.

Ma lo svolgersi della trama e le più che mai convincenti interpretazioni dei personaggi suppliscono degnamente a questa “carenza”, e non ci fanno sentire la mancanza degli effetti speciali (ci vengono risparmiate infatti visioni ed evocazioni mistiche in digitale e roba simile, e ci sono solo poche scene, sobrie e scevre di effetti speciali, ma di grande impatto visivo).

Il film (forse già lo avrete capito) tratta infatti il tema della morte e del rapporto (interiore e non) con i defunti, e lo fa con una sua particolare delicatezza; non è mai invasivo nel suo proporci e raccontarci la storia. Anzi, le storie.

Che si intrecciano tra di loro, seguendo percorsi diversi ma complementari e anche simili al tempo stesso.

Ogni personaggio esiste e si identifica in ragione delle motivazioni che lo muovono, del suo proprio particolare percorso, percorso che (per ognuno dei personaggi coinvolti) si confronta con la morte e con il suo mistero.

Clint Eastwood con George McLaren (Jason nel film)

E’ il caso di Matt Damon, nel film George Lonegan, un medium che ha smesso di utilizzare le sue capacità di “sentire” i defunti e che ora fa l’operaio per 2000 dollari al mese. Ha rinunciato al suo lavoro e ai benefici economici che gli comportava (aveva un sito internet e i suoi ingaggi da medium a quanto pare gli fruttavano un bel po’ di quattrini) e ha deciso di smettere di utilizzare questo suo dono perchè (a suo dire) “una vita vissuta sempre a contatto con i morti non è vita”.

Quello che succederà nel corso del film lo porterà a capire che non si può sfuggire a quello che la vita ci ha “consegnato” come una missione. Il tormento per questo suo conflitto lo porterà a fuggire dal proprio “dono” (che lui invece considera come una “condanna”), e più fuggirà più si troverà a fare i conti con questa sua peculiare capacità e con quello che essa comporta.

Matt Damon e Bryce Dallas Howard (George e Melanie)

Ogni personaggio in definitiva si ritrova a confrontarsi con quello che “deve fare”, con quello che più intimamente, più visceralmente, vuole e sta cercando (conforto per una persona perduta, volontà di trasmettere ad altri quello che si è visto e vissuto nel proprio intimo percorso interiore).

E così anche la giornalista reporter francese Marie LeLay (interpretata dalla convincente Cécile de France) non può sfuggire alla consapevolezza maturata in lei durante l’esperienza drammatica dello tsunami nel sud-est asiatico del 2004.

Sentirà, a partire da quell’incidente che le è quasi costato la vita (e che l’ha portata a dare una “sbirciata” nell’al di là) l’esigenza di comunicare e meglio comprendere quello che le è successo e che l’ha profondamente segnata, quasi “risvegliata” dallo stato di torpore del suo quotidiano fatto di piccole certezze che davanti alla morte e al suo grande mistero vacillano e crollano.

Nota di stramerito per i due gemellini Frankie e George McLaren, nel film Marcus e Jason. La loro è un’interpretazione davvero pregnante e di spessore.

Anche la loro storia incrocerà i misteriosi sentieri della morte e vedrete quello che capiterà, perchè non voglio anticiparvi altro, per il momento.

Abbiamo anche altri interpreti che svolgono e adempiono più che degnamente il loro compito, e che impreziosiscono ulteriormente (se mai ce ne fosse stato il bisogno) questa più che mai riuscita pellicola, altamente meritevole in prima istanza di una fruizione in multisala (mi viene in mente la sequenza indimenticabile della seduta medianica che George/Matt Damon impartisce alla bravissima Bryce Dallas Howard (nel film Melanie, la tipa stracarina che lui incontra e conosce a un corso di cucina italiana tenuto da un improbabile chef italiano(o italoamericano) molto simile a Tony Soprano); un momento (secondo me) di grande cinema, unito anche ad altri che incontrerete (a parte i primi 5 minuti di pellicola per i quali vale un discorso a sè) lungo il film.

Cécile de France (Marie Lelay, giornalista, nel film)

Tutto è intessuto di una sorta di “fatalismo” e “predestinazione“, tutto è avvolto nell’alone mistico del mistero della morte e della vita.

Il film non impone una visione del mondo dei morti, e dell’al di là in genere, ma ne propone una sua personale interpretazione, molto plausibile secondo me (e anche auspicabile), ma in ogni caso piena di speranza. Segue una storia che, tassello dopo tassello, si sgretola e poi si ricompone sotto i nostri occhi seguendo i fili illogici (ma così consapevoli) della casualità che poi quasi sempre sconfina nella causalità.

Un film bello e importante, che vi terrà incollati alla poltrona e che vi catturerà fino all’ultimo secondo.

Un film che vi farà uscire dalla sala più consapevoli e arricchiti, e che vi infonderà tanta, tanta speranza.

superbravo80

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